Gita ai giardini di Ninfa, Castello Caetani a Sermoneta e Abbazia di Valvisciolo domenica 17 aprile


A grande richiesta arriva la gita ai Giardini di Ninfa, al Castello Caetani di Sermoneta e all’Abbazia di Valvisciolo domenica 17 aprile. Una giornata dedicata alla natura e ai misteri medievali e dei templari, alla riscoperta della storia. Una gita primaverile ideale per grandi e piccoli che è davvero l’ideale con queste belle giornate!

Si andrà con le macchine, come sempre. Chi non ha il passaggio, ce lo dica che lo inseriamo nella carovana.

Dati i km, in questo caso è previsto un rimborso benzina per chi presta la propria auto per i passaggi.

E’ anche possibile partecipare solo a una parte della gita e poi tornare a casa, per chi non volesse visitare tutti i siti proposti. Vi premetto che nessuna facilitazione è riservata ai visitatori come gruppo se si è meno di 30 partecipanti e che comunque ci hanno specificato che le file per acquisto biglietti ed entrata si fanno comunque. Ovviamente potete dirlo anche ad amici e parenti non soci.

A fine pagina troverete le descrizioni di questi 3 luoghi davvero bellissimi e suggestivi, oltre che carichi di storia.

Ecco il programma della giornata:

  • Partenza da Piazza Matteotti a Marino alle ore 9.00 e trasferimento in auto ai Giardini di Ninfa.
  • Ore 11.00/12.00 Visita guidata dei Giardini. Durata della visita circa 1 ora.
  • Ore 13.00 trasferimento a Sermoneta (10 km) e pranzo in una trattoria tipica (a carico dei partecipanti) o al sacco, per chi preferisce.
  • Ore 16.00 visita guidata del Castello Caetani. La visita dura circa 1 ora.
  • Ore 17,00 visita dell’Abbazia di Valvisciolo.
  • Ore 18,00 ritorno a casa.

Costi:

  • Adulti soci: 16,00 € (biglietti visite guidate + contributo per l’associazione)
  • Adulti non soci: 18,00 € (biglietti visite guidate + contributo per l’associazione)
  • Bambini fino a 11 anni: 1 €
  • Contributo benzina a/r per chi necessita un passaggio: 2 €

Se saremo più di 30 partecipanti, gli adulti avranno uno sconto di 2 € e i bambini invece dovranno pagare 6 € invece di 1 €.

Prenotazioni:

  • con il modulo
  • per telefono: 0693801036 – 0695557480 (anche lasciando il messaggio e i recapiti in segreteria telefonica)
  • in Segreteria in Via Cavour, 91a a Marino, dal lunedì al venerdì dalle 17.30 alle 19.30, il sabato dalle 10.30 alle 13.00.
  • via mail: gite@puntoacapo.info

Scheda della visita

GIARDINI DI NINFA

 

Giardino di Ninfa custodisce le rovine di una città medievale, incendiata e saccheggiata più volte e poi abbandonata dai suoi abitanti. Oggi, intorno alle rive di un laghetto, sono rimasti i ruderi di un borgo fantasma, con le sue mura, le torri, le chiese e le abitazioni. Nel 1920 il principe Gelasio Caetani decise di bonificare questa proprietà, con l’intento di realizzare lo splendido giardino che ancora oggi si ammira. La sua opera fu proseguita da donna Lelia, ultima esponente della famiglia, che sistemò questo splendido parco romantico, ricco di specie esotiche e ornato da fantasiosi giochi d’acqua. Nel 1977, alla sua morte, Ninfa fu donata alla fondazione Roffredo Caetani
Nel giardino si possono ammirare meli, ciliegi e magnolie.

Il giardino è quindi il risultato di amorose cure e geniali interventi botanici indubbiamente favoriti da una microclima: il sito di Ninfa è infatti protetto a Nord dalla sovrastante rupe di Norma, mentre il fiume che ha qui la sua origine funge da regolatore termico.

 

Sono infatti migliaia di piante che ormai hanno attecchito e seguono un tranquillo ciclo vitale, sotto la guida di esterti tecnici e botanici. Insieme ai nostri ontani, salici, pioppi, olivi, querce, aranci, limoni, melograni, crescono l’azzurro “ceanothus” californiano, i grandi aceri nipponici, le betulle boreali, l’albero dei tulipani, l’acero dello zucchero, magnifici bambù, la splendida Gunnera manicata, i ciliegi cinesi, la calla etiopica.

 

Profumatissime sono le aree coltivate con rose, garofani, papaveri, tulipani, peonie, begonie, lillà, lavanda, salvia e rosmarino. Per evitare la dispersione di un patrimonio cosi grande donna Lelia, quando era ancora in vita, istituì la Fondazione “Roffredo Caetani di Sermoneta”, alla quale intestò la proprietà: un azienda agricola, Ninfa e il Castello di Sermoneta. I giardini sono visitabili solo alcune domeniche durante l’anno e in questo periodo sono in piena fioritura.

CASTELLO CAETANI A SERMONETA

La costruzione del castello risale alla metà del XIII secolo, per opera della famiglia Annibaldi. Attualmente, le uniche testimonianze tangibili relative all’originario castello annibaldesco rimangono le fondazioni di quella che poi divenne la Sala dei Baroni, la torre Maschietto e soprattutto la torre Maschio, alta 42 metri. I Caetani acquistarono la rocca nell’anno 1297 con Pietro II, conte di Caserta, il quale stava divenendo il signore di gran parte dei territori dei monti Lepini e della Marittima (oggi identificabile a grandi linee con il territorio Pontino), per volontà e con i mezzi finanziari dello zio Benedetto, il pontefice Bonifacio VIII.
La famiglia Caetani, una volta entrata in possesso della rocca, iniziò ben presto lavori di ampliamento e di ricostruzione, i quali stravolsero la struttura preesistente: al suo interno furono eretti nuovi edifici e vennero innalzate le mura di cinta. La costruzione più importante del XIV secolo fu la grande ‘Sala dei Baroni’ (oggi non più distinguibile nella sua interezza dopo le modifiche apportate dai Borgia), nella quale si svolgevano gli affari principali del feudo e dove si concentrava la vita familiare. Il castello di Sermoneta, tuttavia, divenne la residenza stabile della Casa solamente nei primissimi anni del XV secolo. Conobbe, infine, il suo momento di maggiore splendore, insieme a tutti i feudi della Marittima, intorno alla metà del Quattrocento, quando a capo della signoria di Sermoneta si era insediato il giovane Onorato III Caetani: subendo il fascino del Rinascimento, egli diede vita alla costruzione di nuovi edifici e fece abbellire con affreschi sia le sale appena costruite che quelle più antiche. Tra le opere di questo periodo ricordiamo le cosiddette ‘Camere Pinte’, affrescate da un autore ancora ignoto nella seconda metà del Quattrocento.

Nel 1499 papa Alessandro VI Borgia scomunicò i Caetani e confiscò tutti i loro feudi, affidandoli a sua figlia Lucrezia. La signoria Borgia, però, durò solamente quattro anni, poiché alla morte di Alessandro VI i Caetani, dopo la revoca della scomunica, vennero subito reintegrati nel possesso di tutti i feudi. Al loro ritorno a Sermoneta trovarono il castello completamente stravolto dal punto di vista architettonico. Alessandro VI lo aveva fatto diventare un’imponente fortezza militare, atta a sbarrare l’accesso a Roma dalla parte sud, controllando sia la via Appia sia la più antica via Pedemontana: quest’ultima, ubicata proprio ai piedi del colle di Sermoneta, a partire dal secolo VIII aveva iniziato a sostituire l’Appia stessa nel lungo tratto allagato dalle paludi Pontine, per poi soppiantarla del tutto all’inizio del Basso Medioevo. 
I Caetani, tornati in possesso della rocca, cominciarono però pian piano ad abbandonarla durante il corso dei secoli, tanto che dalla seconda metà del Seicento, al suo interno soggiornavano solamente un castellano ed un pugno di soldati. Nel 1798 il castello, ormai completamente avvolto nell’oblio, venne quasi interamente saccheggiato dai soldati francesi, i quali asportarono tutta la sua armeria e gli arredi. La famiglia tornò ad occuparsi del vecchio maniero solamente negli ultimi anni dell’Ottocento con Gelasio Caetani, il quale diede vita ad imponenti lavori di restauro. Il castello appartiene oggi alla Fondazione Roffredo Caetani, creata da Lelia Caetani, ultima discendente del ramo di Sermoneta e scomparsa l’11 gennaio del 1977.

 

ABBAZIA DI VALVISCIOLO

La tradizione vuole che questa abbazia, fondata nel secolo VIII da monaci greci, sia stata occupata e restaurata dai Templari nel XIII secolo. Quando, nel secolo XIV, questo  Ordine venne disciolto, subentrarono i Cistercensi.

A questa abbazia è legata una leggenda medioevale, dove si narra che nel 1312, quando venne posto al rogo l’ultimo Gran Maestro Templare, G. DE MOLLEY gli architravi di tutte le chiese dei possedimenti Templari si spezzarono. Ancora oggi, osservando attentamente l’architrave del portale principale dell’abbazia, si riesce a intravedere una crepa. Gli indizi della presenza Templare sono costituiti da alcune caratteristiche croci: nel primo gradone del pavimento della chiesa, nel soffitto del chiostro e quella più famosa di tutte scolpita nella parte sinistra dell’occhio centrale del rosone, venuta alla luce nei restauri di inizio secolo. In tempi recenti, sul lato occidentale del chiostro, abbattendo un muro posticcio, sono venute alla luce, graffite sull’intonaco originale, le cinque famose parole del magico palindromo: SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS, con la variante, sinora un unicum, che le venticinque lettere sono disposte in cinque anelli circolari concentrici, ognuno dei quali diviso in cinque settori, in modo da formare una figura simile ad un bersaglio.

La presenza contemporanea del quadrato insieme alla triplice cinta, simbolo adottato dai Templari e che si trova più volte nei muretti di sostegno delle colonne del chiostro, ha spinto la professoressa Bianca Capone, sulla base di attenti studi e personali ricerche, ad ipotizzare un legame tra il quadrato ed i Templari: sembrerebbe, infatti, che gli antichi cavalieri, depositari probabilmente di preziose conoscenze esoteriche, usassero tale simbolo per contrassegnare particolari luoghi o per trasmettere nascoste informazioni cifrate.

Su una parete è stato rinvenuta una incisione del quadrato magico in forma circolare, altro esempio è il mosaico trovato sotto il pavimento della chiesa di Sant’Orso vicino AOSTA  Risale al XII secolo il mosaico a tessere bianche e nere posto sotto il presbiterio e riportato alla luce durante gli scavi del 1999. Esso raffigura, nel medaglione centrale, la scena di Sansone che uccide il leone. Curiosamente tale figura è circondata da una fascia circolare contenete le parole che formano l’antico quadrato magico SATOR AREPO  TENET OPERA ROTAS, parole che, qui disposte in cerchio, danno origine ad una frase palindroma.

Edificata in rigoroso stile romanico-cistercense è uno dei massimi capolavori del genere della provincia dopo l’abbazia di Fossanova. La tradizione vuole che questa abbazia sia stata fondata nel VIII secolo da monaci greci e sia stata occupata e restaurata dai Templari nel XIII sec. Quando nel XIV secolo questo ordine venne disciolto subentrarono i Cistercensi.

A questa abbazia è legata una leggenda medioevale, dove si narra che nel 1314, quando venne posto al rogo l’ultimo Gran Maestro Templare, Jacques de Molay gli architravi delle chiese si spezzarono. Ancora oggi, osservando attentamente l’architrave del portale principale dell’abbazia, si riesce a intravedere una crepa. Gli indizi della presenza Templare sono costituiti da alcune caratteristiche croci: nel primo gradone del pavimento della chiesa, nel soffitto del chiostro e quella più famosa di tutte scolpita nella parte sinistra dell’occhio centrale del rosone, venuta alla luce nei restauri di inizio secolo. In tempi recenti, sul lato occidentale del chiostro, abbattendo un muro posticcio, sono venute alla luce, graffite sull’intonaco originale, le cinque famose parole del magico palindromo: SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS, con la variante, sinora un unicum, che le venticinque lettere sono disposte in cinque anelli circolari concentrici, ognuno dei quali diviso in cinque settori, in modo da formare una figura simile ad un bersaglio.

Nel 1411 l’abbazia fu ceduta in commenda a Paolo Caetani. Nel 1523 fu declassata da Clemente VII a priorato semplice. Nel 1529 fu ridotta a priorato secolare. Tra il 1600 e il 1605fu abitata dai cistercensi della congregazione dei Foglianti fino al 1619. Tra il 1619 e il 1635 l’abbazia fu abitata dai Minimi di san Francesco di Paola. Tornarono nuovamente i Foglianti che l’abitarono fino alla Soppressione degli Ordini religiosi voluta da Napoleone Buonaparte. Pio IX fece due importanti visite all’abbazia nel 1863 e nel 1865. Fu per volere di Pio IX che l’abbazia divenne priorato conventuale dipendente dalla congregazione di Casamari. Il 5 luglio 1888 il Priore D. Bartolomeo M. Daini riscattò il complesso monastico messo all’asta dal Comune di Sermoneta con la somma di 10.150£. Ora l’abbazia continua ad essere abitata dai monaci cistercensi della congregazione di Casamari.

 

 

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2 Comments

  1. 31 marzo 2012
    Rispondi

    Mi piacerebbe visitare i giardini di Ninfa, ma non riesco ad aprile 🙁 Per favore mi puoi dire se si sono aperti nel mese di agosto 2012? 😀
    Cordiali saluti
    Ian Dinmore
    Norfolk
    Inghilterra

    • 1 aprile 2012
      Rispondi

      Credo di sì, anche se non sono aperti che una o due volte al mese. Questo è il sito ufficiale dove puoi controllare i giorni e contattare la Fondazione che cura la proprietà: http://www.fondazionecaetani.org/
      Ciao Cesca

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