Integrazione, solidarietà, confronto. L’Italia del sociale solidale con la Ministra Kyenge


Il Ministro Cecile Kyenge
Il Ministro Cecile Kyenge
Il Ministro Cecile Kyenge

L’Italia è razzista. E’ la maggioranza che fa le definizioni e chi fa sociale sa bene che è così. No, non tutti gli Italiani sono razzisti. Molti lo sono solo perché sono ignoranti, non conoscono, hanno paura della diversità, ma questo non cambia i fatti: la maggioranza degli italiani sono razzisti. In buona fede, magari, ma razzisti.

Chi lavora con gli immigrati lo sa, perché lavorare sull’integrazione e sulla solidarietà ti rende a tua volta vittima di discriminazione, per questo molti fanno sociale ‘ma non con gli immigrati…abbiamo tanto bisogno noi in Italia!’. Quante volte le avete sentite queste parole? Come se la povertà, l’emarginazione, il disagio, avessero una nazionalità o una priorità legata ad un’etnia piuttosto che ad un’altra.

In Italia non si capisce che la diversità è un’opportunità di crescita. Non si capisce che chi è integrato ha voglia di stare insieme, ha voglia di appartenenza e non è più pericoloso. L’emarginazione e la discriminazione creano solo delinquenza e solitudine. Noi su questo principio abbiamo puntato tutto sin dall’inizio. Con i nostri progetti (spesso rigettati dalle istituzioni, guarda un po’, per favorire cose più indirizzate ‘agli italiani’, segno che l’ignoranza è anche e soprattutto nelle istituzioni), con la nostra filosofia aggregativa, con il nostro operare quotidiano.

La nostra idea è conoscere, innanzi tutto, per capire che la diversità non fa paura, ma nutre la nostra sete di conoscenza. Poi, dopo la conoscenza viene la ‘contaminazione’: scambiare idee, cibo, musica, letteratura, storie, significa arricchirsi e capire nuovi mondi, guardare le cose anche da altri punti di vista. Significa crescere.

Noi cresciamo, loro crescono e ognuno capisce di più dell’altro, impara a discernere gli stupidi luoghi comuni e le leggende metropolitane dalle tradizioni, dalle credenze alle abitudini. E dal rispetto nasce l’amicizia.

In questo processo noi crediamo. Non ci interessa un Paese che tiene gli immigrati nel ghetto, buoni solo per raccogliere pomodori a 1 euro l’ora, per spacciare o prostituirsi. Gli immigrati non possono essere la nostra manodopera sporca, hanno la stessa nostra dignità e i nostri stessi diritti, a tutti deve essere data un’opportunità, come è stata data a noi nel secolo passato e come continua ad esserci data da qualche anno a questa parte, da quando la crisi ha spinto di nuovo gli italiani ad emigrare.

Basta con le storie che usiamo come stupide ed ottuse scuse: gli immigrati ci tolgono il lavoro. Riflettiamo su due soli dati: gli immigrati fanno i lavori che noi non facciamo più (badanti, braccianti, colf, manovali, dcc.) e se pure gli italiani volessero, in tempo di crisi, adattarsi finalmente a rifare questi lavori cosiddetti ‘umili’, sono i datori di lavoro che preferiscono gli immigrati perché possono pagarli di meno e sfruttarli di più. E la colpa sarebbe degli immigrati? O degli italiani che approfittano delle situazioni di difficoltà?

E basta con i finti compromessi: o penso agli italiani o agli stranieri. Quando si parla di solidarietà, non ci sono classifiche. Non ci sono lavagne con liste di buoni e cattivi. La solidarietà è senza colore. Ce lo ricorda anche Papa Francesco, ma molti sentono solo quello che vogliono sentire. Interpretano e traducono il messaggio a seconda di quello che fa loro più comodo. Ma non è così che funziona. Non è così che si lava la coscienza.

Quello che sta succedendo alla Ministra Kyenge è un esempio di questo modo di essere ‘cristiani’ degli italiani ‘brava gente’. Due pesi e due misure. Come si può tollerare che una donna che ricopre una carica istituzionale sia fatta oggetto di insulti e minacce (anche fisiche come ha raccontato il Corriere della Sera) quotidiane solo perché di colore? E poi giustificare tanto odio e razzismo buttandola sempre in battuta. Vorrei sapere se i Leghisti come Calderoli e Borghezio si sarebbero fatti quattro risate se qualcuno avesse fatto delle ‘battute’ sulla loro virilità (cosa che alla Lega è stata sempre particolarmente a cuore) o sulle loro tendenze sessuali (da bravi machi omofobi). Bollare l’insulto e l’incitamento all’odio come ‘battuta’ è una giustificazione ingiustificabile.

Sono d’accordo con l’Huffington Post che ieri faceva notare: se un vicepresidente del Senato può permettersi di insultare così una Ministra dello Stato, perché non si dovrebbe sentire autorizzato a farlo anche un ragazzino a scuola con il compagno di classe di colore? Ecco, su questo dobbiamo riflettere. Che china sta prendendo questo Paese e dove pensiamo di andare continuando ad incitare all’odio?

In USA la gente è scesa nelle strade a protestare dopo la sentenza che assolveva il poliziotto bianco reo di aver sparato, lo scorso anno, ad un ragazzino di colore disarmato in Florida. Sono scesi a protestare per una profonda ingiustizia morale. Bianchi e neri. Tutti. 

Qui, per gli insulti ad un Ministro, paragonato ad una scimmia, cosa che altrove avrebbe creato uno scandalo indicibile, qualcuno si indigna, si chiedono le scuse, ma si fa finta di non capire che a fronte di un messaggio da un rappresentante delle istituzioni così dirompente, non ci sono scuse che reggano. Anzi, si cerca addirittura (e qui non so se sia frutto di un vero deficit intellettivo di Calderoli o di presunzione assurda) di essere ‘simpatici’ dicendo che era un apprezzamento estetico, non di principio. Estetico? Il problema è che paragonare Calderoli ad un qualsiasi animale, farebbe un torto a quest’ultimo, quindi non si può nemmeno rispondere sullo stesso piano.

Noi non crediamo a questo modo di fare. Noi crediamo che stare insieme, conoscere le cose cha abbiamo in comune e quelle che ci distinguono, sia il primo passo verso una convivenza pacifica, proficua e moderna. L’Italia merita di più dagli italiani. L’Italia merita più solidarietà.

Cesca

 

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2 Comments

  1. Luigi Giombetti
    15 luglio 2013
    Rispondi

    Cultura, cultura, cultura. quando Pasolini scrisse nei primissimi anni ’70: “È nato un italiano, c’è un fascista in più!”. fu attaccato violentemente, come al solito, e io stesso, ancora parzialmente contagiato dalla pseudo cultura di destra, non capii completamente il senso di quelle parole. Sì, gli Italiani sono razzisti in quanto figli della cultura del gruppo, del proprio campanile, della superiorità della loro storia. Soprattutto quelli che dicono: “Io non sono razzista!”.
    Siamo razzisti per mancanza di cultura, per insicurezza, per paura, per le nostre debolezze.
    Certo, per fortuna non è tutto così, la cultura esiste, gli uomini di buona volontà, le persone normali infine esistono, però sonnecchiano tranquille, qualcuno di questi magari vota Berlusconi. La maggioranza, è vero, vota a sinistra, però dorme, è abulica, quasi la questione non la riguardasse, e, sperando che non finisca come narra quella poesia di Brech, che dopo che che avevano portato via ebrei, comunisti, zingari, omosessuali, era toccato pure ai benpensanti borghesi; non possiamo non constatare che si è dormito troppo: intellighenzia e popolo. Si è tollerato troppo, troppissimo.
    Un partito di governo con i suoi rappresentanti che propongono di riservare i posti sugli autobus, che vanno a spruzzare di detersivo gente di colore che viaggia sui treni, il loro leader, nonché ministro con giuramento sulla costituzione, che si vuol pulire il culo con il tricolore. Un Presidente del consiglio che ironizza sul colore della pelle del presidente degli U.S.A., o esprime volgari apprezzamenti sessuali nei confronti di primi ministri europei colpevoli di appartenere al genere femminile. Con questi esempi si potrebbe andare avanti sino a notte. Ma cosa si è fatto, cosa si è protestato concretamente per far cessare e impedire per sempre che simili episodi potessero perpetrarsi? Poco, molto poco, quasi niente. Noi dormivamo e il ciarpame che oggi crea e forma la cultura, cioè la televisione, la buttava in battuta. Abbiamo avuto anche paura a dire che la Lega fosse una formazione xenofoba.
    Cultura, sempre più cuiltura, quindi Conoscenza, Verità, Storia.
    Purtroppo dobbiamo ancora assimilare i valori di Egualité, Liberté e Fraternité della rivoluzione illuminista, quando arriveremo a capire il senso delle parole di Pasolini di appena 40 anni fa?

  2. corrado
    15 luglio 2013
    Rispondi

    Gli abitanti dello stivale, siamo quel che siamo. Ognuno segue la sua idea, normalmente a scapito del vicino (può essere questa una forma di razzismo?). Se non ricordo male l’ultimo anello da cui scaturisce l’uomo è la scimmia, perché non ci sentiamo anche scimmie, dato che riusciamo anche a sragionare? Un ministro della Repubblica anima la sua setta inneggiando al fatto che col tricolore ci si pulisce lo sfintere, e che abbiamo ufficializzato il nostro parere. No commentiamo, brontoliamo, paghiamo. La decadenza morale è alla base della decadenza umana e politica. Ti sembra che i solerti, che normalmente vengono citati per il lumachesimo all’improvviso con un presidente asiatico in Sardegna accelerano la loro attività senza comunicare niente a nessuno? petrolio, gas e chi più ne ha ne metta.

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