Una serata giapponese d’autore. Un film, tre modi di immaginare il mondo.

Una serata giapponese d’autore. Un film, tre modi di immaginare il mondo.

3 Maggio 2014 1 Di puntoacapo

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memoriesSabato 10 maggio alle 20.00 riprendono le Serate Giapponesi con una serata d’eccezione. Un grande film creato e pensato da Katsuhiro Otomo, regista, fumettista e sceneggiatore di alcune delle più grandi opere di animazione giapponesi. Alcuni esempi? Il mitico Akira, Steamboy, Metropolis, Roujin Z.

Tre episodi molto diversi tra loro, sia a livello grafico che come storie. Ma tutti vi lasceranno a bocca aperta, per i temi trattati, perché saranno un incredibile stimolo a riflettere e a confrontarsi su temi che sono attualissimi, ma dipinti in una chiave cistica affascinante ed incredibilmente sorprendente. Si passa dal dramma alla comicità, dalla rassegnazione all’inconsapevolezza, dal dolore alla curiosità in un crescendo davvero unico. Ogni episodio è diretto e disegnato da artisti differenti, tutti molto noti per le loro opere, che trovate tra parentesi, su racconti di Otomo. Una serata davvero imperdibile, molto diversa dai film di Miyazaki visti finora, per assaporare un altro confine dell’animazione giapponese.

Prenotazione obbligatoria con MODULO.

Contributo (senza cena): 5€ non soci; 3€ soci.

Otomo006Memories (メモリーズ Memorīzu) è un lungometraggio d’animazione giapponese composto da tre episodi e realizzato sulla base di un’idea di Katsuhiro Ōtomo nel 1995.

Magnetic Rose  (Kanojo no omoide, lett. “I ricordi della signora”) – Primo episodio

Il primo episodio, diretto da Koji Morimoto, (già animatore di Akira) è basato sul racconto di Katsuhiro Ōtomo “Kanojo no omoide” e racconta di due astronauti in missione che si mettono alla ricerca dell’origine di un segnale di emergenza captato dalla loro astronave, per poi ritrovarsi in un mondo magnifico e allucinante, creato dai ricordi di una misteriosa donna, una celebre cantante lirica del passato, la cui anima sembra ancora legata al suo interno.

L’animazione è drammatica e inquietante. I ricordi della “signora” si mescolano a quelli dei due esploratori producendo incubi, desideri incontrollabili e graficamente estremi e sensazioni struggenti. I disegni sono molto dettagliati, eseguiti con uno stile molto ispirato all’europeo, e le musiche, certamente d’atmosfera e concepite per coinvolgere e trasportare lo spettatore, si sposano con le scene in maniera da accrescere la suspense in vista dell’emozionante conclusione.

2Stink Bomb (Saishū heiki, lett. “L’arma puzzolente”) – Secondo episodio

Il secondo episodio, diretto da Tensai Okamura (già regista di Wolf’s rain), è la storia di un giovane chimico che, per un tragico errore, si trasforma accidentalmente in una micidiale arma biologica diretta verso la città di Tokyo.

Cambia l’atmosfera, adesso chiaramente comica e satirica. Le musiche jazzate aumentano il ritmo e si accompagnano perfettamente alle immagini, esorcizzando la malinconia delle note suonate per il precedente episodio, mentre il protagonista, lo sfortunato Tanaka, cade vittima di ogni tipo di sventura. Il ritmo della storia è il ritmo della musica, veloce e brillante.

La comicità dell’episodio rimanda alla comicità degli aneddoti raccontati da Okamura durante il Dietro le quinte, dove il regista ammette che, durante l’attività di documentazione svolta in diversi laboratori farmaceutici, gli fu detto che non solo un incidente come quello che accade al protagonista dell’episodio è possibile, ma anzi che era accaduto realmente diverso tempo prima.

memo1Cannon Fodder (Taihō no machi, lett. “La città dei cannoni”)

Il terzo ed ultimo episodio, diretto da Katsuhiro Ōtomo, descrive la giornata di una città-fortezza di un non precisato Paese in un non precisato tempo. La città è disseminata di cannoni la cui unica attività è quella di aprire il fuoco verso un non rivelato e lontano nemico.

La realizzazione di tre episodi, da completare uno alla volta, è in linea con la volontà di sorprendere lo spettatore presentando continue innovazioni portandolo ad aspettarsi ogni volta qualcosa di imprevedibile. Proprio per questa ragione vengono scelti tre differenti registi di grande esperienza e dallo stile unico, tutti nati come scrittori e disegnatori prima di diventare registi. Il risultato finale è un lungometraggio per sala cinematografica composto da tre mediometraggi autoconclusivi di grande impatto grafico e narrativo.

La rinomata passione che Ōtomo ha di inventare e disegnare dettagliatamente macchinari ed edifici caratterizza questo bizzarro e surreale episodio, oltre ad un peculiare stile grafico e ad un ritmo più lento e periodico del precedente, come quello di un pendolo che conta i secondi che mancano al fuoco di un cannone e che non si ferma mai. L’atmosfera è tesa, mescolata ad una bizzarria pervasiva. La parola chiave per Ōtomo questa volta è “sperimentazione”, sia nello stile grafico che nella tecnologia utilizzata per realizzare l’animazione. L’intero episodio è realizzato con la tecnica del piano sequenza.

cf01L’episodio è altamente provocatorio. In una società così gerarchizzata e spietata da non permettere cambiamenti, la quotidiana e macchinosa azione della classe lavoratrice di preparare enormi cannoni a sparare è il frutto di un gioco-forza strategicamente organizzato dal governano che ha ben provveduto a creare anche un’estetica della forza, del combattimento per la vittoria, dell’impegno in nome della patria. I lavoratori sono trattati come ingranaggi di una macchina che serve a far preparare i cannoni per un ufficiale che dovrà solo pigiare un bottone perché gli è stato ordinato, e poco importa se gli operai protestano per le morti dovute a sostanze tossiche presenti nei missili che maneggiano o se vivono di stenti con condizioni lavorative da campo di concentramento. Per gli ufficiali, che hanno organizzato la preparazione al cannoneggiamento come un rituale militare che si ripete quotidianamente, il fine ultimo è la vittoria ad ogni costo: gli abitanti sono alienati e i soldati hanno creato la loro società ideale, quella totalmente militarizzata. Tutto ciò che rimane ai lavoratori e alle lavoratrici che non cadono vittime della propaganda, mentre vivono sulla soglia della sopravvivenza, è cercare di apparire fedeli al potere che altrimenti li emarginerebbe (chissà cosa accade a chi non lavora per sparare, visto cosa accade al padre del piccolo protagonista quando commette un errore) e di continuare comunque per mangiare, per proteggere sé stessi e la famiglia, per avere un posto nella società senza rimanere indietro. Non esiste tempo libero, ma si cerca un momento in cui guardare il cielo o l’orizzonte. È questo il contesto in cui crescono giovani reclute-lavoratori, tra una scuola che provvede a fornirgli solo gli strumenti utili al conflitto, invece che al miglioramento, e un’obbligata imitazione di un modello sovrano maschile cui bisogna essere orgogliosi a subordinarsi, con l’unica proiezione di indossare un giorno i suoi vestiti, quelli di colui che spingerà il bottone.

Memories_014Ōtomo inoltre dissemina le scenografie di riferimenti di ogni tipo: insieme ad una propaganda che spinge al sentimento collettivo del mandare avanti insieme la macchina da guerra spinti dal nazionalismo fino all’annullamento del sé (ogni riferimento al Giappone durante la seconda guerra mondiale probabilmente non è puramente casuale) troviamo delle scritte in un alfabeto inventato che ricorda quello cirillico su fabbriche di staliniana memoria. Ovunque c’è il simbolo delle hitleriane SS. E poi le divise, le maschere antigas, i cannoni, e così via. Forse nessuno si ricorda più perché si spara, forse il nemico è stato annientato ma si continua a sparare, forse il nemico non è in quella direzione, forse il nemico non è armato o forse questo nemico non esiste nemmeno. Ormai per la cittadina la priorità è il conservare quel sistema sincronizzato e opprimente, ma ciò non toglie ad un lavoratore la possibilità di interrogarsi su ciò che accade, guardando l’orizzonte durante la sua pausa pranzo, forse assorto a chiedersi dove finiscano quei colpi e forse intento a pensare un cambiamento.

TRAILER

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