In risposta alle polemiche suscitate dall’articolo su di noi di Francesca Ragno su CastelliToday

In risposta alle polemiche suscitate dall’articolo su di noi di Francesca Ragno su CastelliToday

28 Agosto 2012 0 Di puntoacapo

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In risposta alle polemiche suscitate dall’articolo che Francesca Ragno, anche nostra redattrice, ha scritto, motu proprio, su Castelli Today, ho voluto scrivere questa precisazione.

Cesca

 A CASTELLITODAY

In merito all’articolo apparso sulla vostra testata ieri, dal titolo ‘Albano: il comune non paga e l’associazione Punto a capo va in deficit‘ vorrei fare alcune doverose precisazioni.

Indubbiamente, la redattrice, nel rendere pubblico un appello riservato ai soci e agli amici dell’associazione su Facebook, intendeva aiutarci nella colletta che abbiamo lanciato, ma non sempre, purtroppo, le buone intenzioni si rivelano utili o opportune.

Sinceramente, noi non avevamo nessuna intenzione di rendere pubblica la situazione tramite gli organi di informazione. Avessimo voluto farlo, avremmo usato il nostro ufficio stampa e le nostre testate giornalistiche, oltre che toni decisamente diversi da quelli personali e accorati pubblicati su un blog e destinati ai nostri amici.

Siamo soliti spiegare, con grande trasparenza, ogni tipo di situazione nella quale ci troviamo, e questo vale soprattutto quando siamo in gravi condizioni economiche. Forse non sarà da tutti, ma da noi è così ed è questa una certezza per chi ci segue da anni. Se chiediamo aiuto in denaro, per noi è un dovere morale spiegare perché. Certo è che quando alcune situazioni diventano di dominio pubblico senza un’adeguata e propedeutica spiegazione, si prestano a varie ed opinabili interpretazioni e purtroppo questo è quello che sembra essere successo con l’articolo di Francesca Ragno.

Diciamo che nel voler fare una buon azione, Francesca ha scontentato tutti: noi, che ci siamo trovati con una situazione spiacevole in un momento delicato di cui non avevamo certo bisogno, e il Comune che non ha nascosto preoccupazione e disappunto.
Ci spiace, inoltre, che come è tipico in ambito politico, qualcuno abbia inteso sfruttare questo articolo per attaccare l’amministrazione comunale. 
Alla fine, da una situazione di serio disagio che ci vede protagonisti involontari, ci ritroviamo in un gioco delle parti agguerrito che poco ha a che fare con la sostanza delle cose.

Quindi, mi è d’uopo, a nome dell’intero Direttivo, precisare alcune cose:
1 – Le mie non sono dichiarazioni alla stampa o destinate al pubblico, si trattava di uno sfogo personale sui nostri spazi web, destinati ai nostri followers, volte a far capire il perché abbiamo chiesto di farci una donazione, altrimenti sarebbero state esposte in modo diverso e con informazioni maggiori a spiegare il pregresso.

2 – Quanto abbiamo affermato è tutto vero, ma non c’è un attacco al Comune di Albano laziale in quanto tale, anzi, come avevo scritto, siamo molto contenti ci abbia dato questa opportunità. Il fatto, purtroppo, è che le questioni burocratiche che impongono l’anticipo ai fornitori di grandi somme a causa dei tempi lunghi con i quali pagano le istituzioni, da noi non sono più sostenibili. Magari per una grossa impresa con grandi possibilità economiche la cosa risulta normale, ma noi siamo una piccola onlus, i soldi che entrano vanno in affitto, bollette e spese vive, non abbiamo un fondo cassa che ci permette di anticipare le somme, per noi è stato quasi un suicidio.

Qualcuno si è scandalizzato di questa cosa: non so in che mondo viva, ma questa è una situazione diffusa, quotidiana, che comporta problemi a tutte le associazioni che lavorano con le istituzioni a vari livelli.  Non solo a chi lavora nel terzo settore, anche alle piccole ditte. 
E’ di qualche settimana fa la lettera al sindaco di Frascati di un piccolo imprenditore che annunciava la chiusura della sua ditta a causa di un debito con il Comune di Frascati che si protraeva da 700 giorni. 
 
Non vogliamo fare un j’accuse al Comune di Albano, perché è così ovunque, anzi, sembra che Albano paghi anche prima di altri, ma resta il fatto che noi non ce la facciamo con questi tempi. Siamo braccati dai fornitori che (anche loro in difficoltà) ci chiedono di essere liquidati e, credo possa testimoniarlo chiunque nelle nostre stesse condizioni, anche dal punto di vista umano è davvero pesante non sapere che rispondere.

Noi siamo tutti volontari, nei Castelli Romani ci conoscono tutti, abbiamo tante attività, la maggior parte delle quali svolte gratuitamente. Abbiamo 2 testate giornalistiche, un ufficio stampa, una Scuola popolare, una stagione culturale ricca di eventi che dura 8 mesi l’anno e tutto grazie a chi in questo progetto crede e viene a prestare il proprio tempo e le proprie capacità gratuitamente. 

Questo è un grande patrimonio che le istituzioni non capiscono però appieno, visto che quando palesi le difficoltà economiche a sostenere tempi di liquidazione così lunghi, l’unica parola che ti senti ripetere è ‘Anticipateli voi!’, come se fossimo una banca.
Eppure abbiamo anticipato, di tasca nostra, più di una volta in questo anno, ed è stato un grosso sacrificio, perché molti di noi sono disoccupati, precari o pensionati. Ma ora siamo ad un punto di non ritorno e non abbiamo più neanche i soldi per pagare l’affitto e le bollette. Quindi abbiamo chiesto ai nostri soci ed amici di aiutarci e abbiamo spiegato il perché. Se qualcuno vuole approfittare di una mera e trasparente ammissione di difficoltà e di una richiesta d’aiuto per ricamarci sopra strane storie politiche sta solo speculando e non ci fa un favore.

Se per un Comune è normale pagare con così tanto ritardo perché deve rapportarsi a bilanci, crisi e manovre di Governo che strangolano le istituzioni locali, è pur vero che risulta sempre più difficile per chi opera nel terzo settore riuscire a sostenere questi progetti senza tempi adeguati di pagamento. Saremo probabilmente gli ultimi di migliaia, in ordine cronologico, a denunciare questo circolo vizioso, non c’è niente di nuovo, tranne la nostra difficoltà serissima, eppure qualcuno si è detto scandalizzato e offeso dal fatto che abbiamo reso pubblica la nostra situazione.

C’è da dire che in mezzo a complicate e kafkiane questioni burocratiche, abbiamo trovato persone con un gran cuore che stanno cercando di aiutarci e purtroppo, facendo uscire in modo incompleto questa vicenda, si fa un torto a loro, a chi ci ha accordato la sua fiducia nell’amministrazione albanense e a chi allo Sportello ha lavorato con dedizione. Esporre noi e loro a sterili ed opportunistiche polemiche ed attacchi, non serve a snellire i tempi burocratici, e magari vanifica gli sforzi ed il lavoro di chi, in questo progetto, ci ha messo la faccia.

Noi aspettiamo la liquidazione del progetto, ma siccome non siamo sicuri di quando potrà essere fatta, facciamo un appello a quanti ci seguono a volerci aiutare per non perdere la nostra sede operativa. Cosa c’è che non va in questo non lo capisco. Ci si scandalizza per un appello, ma non per il fatto che le associazioni si ritrovano sempre più spesso in queste condizioni: che strano posto l’Italia!

Forse l’impegno di tutti (soprattutto in politica) dovrebbe essere nel creare percorsi ad hoc per le organizzazioni no profit che lavorano con Comuni, Province e Regioni, per assicurare loro tempi di liquidazione facilitati, visto che spesso si occupano di importanti servizi che espletano al posto delle istituzioni stesse (pensiamo ai servizi sociali, culturali, turistici, ecc.). Ma per ora si pensa a tagliare i fondi agli enti locali e quindi i Comuni pagano sempre più tardi e le associazioni devono rinunciare agli incarichi sempre più spesso. Chi ci rimette alla fine, però, è sempre il cittadino.

Questo è quanto. Nessuno scandalo, nessuna polemica, nessuna strumentalizzazione. Chi ne vuole fare, è in mala fede, chi userà questo articolo per attaccare l’Associazione o crearci più difficoltà di quante già ne stiamo subendo, idem. Noi siamo così come siamo sempre stati. Sinceri, aperti, appassionati, entusiasti e pronti a fare la nostra parte e anche di più se necessario, come è capitato in 18 mesi di lavoro allo Sportello Giovane Europa. 

Non ci aspettiamo che qualcuno ce lo riconosca, perché non siamo così ingenui e sappiamo che non ci dobbiamo aspettare niente, ma noi a questo progetto ci abbiamo creduto davvero tanto e il rammarico di non riuscire più a portarlo avanti a queste condizioni è più il nostro, perché si tratta di un progetto dalle grandi potenzialità.

Ci spiace che le nostre questioni interne abbiamo raggiunto una testata locale e siano state fraintese. Noi purtroppo abbiamo dei debiti che non possono aspettare e abbiamo avuto bisogno di chiedere soldi per riuscire a non chiudere la sede operativa. Chi vuole usare il fatto che questa cosa, forse per ingenuità, sia stata resa pubblica da Francesca Ragno, per dare addosso a noi, a lei, al Comune o all’Assessore, cerca un pretesto. Questa spiegazione, credo, non concede più alibi. 

Saluti,
Francesca Marrucci
Segretario Punto a Capo Onlus